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HPV - VACCINO

1) Cos’è l’HPV?

L’HPV o virus del papilloma umano è un’infezione virale comune, trasmissibile sessualmente. La maggior parte delle persone è portatrice dell’HPV senza saperlo. I tipi di HPV di cui siamo a conoscenza sono circa 120; per 13 di questi è stato dimostrato un nesso di causa-effetto con il cancro del collo dell’utero. Altri tipi di HPV causano verruche della zona ano-genitale ma non tumori.

 

2) Come si contrae l’HPV?

Le infezioni da HPV sono trasmesse da persona a persona per via sessuale o contatto intimo pelle contro pelle. E’ importante sapere che, sebbene la frequentazione di più partner possa accrescere il rischio, per contrarre il virus basta un solo rapporto con una persona infetta. Si stima che su 10 donne sessualmente attive 8 contraggano il virus nel corso della loro vita.

E’ inoltre importante ricordare che anche le donne che hanno lo stesso partner da anni devono sottoporsi a controlli per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. Questo perché l’HPV può essere stato contratto in precedenza e può “nascondersi” nelle cellule cervicali per lunghi periodi di tempo senza essere rilevato. E’ impossibile determinare esattamente quando un’infezione da HPV sia stata contratta e da quanto tempo se ne sia affetti.

 

3) Quali sono i sintomi dell’infezione da HPV?

Dividiamo l’HPV in 2 gruppi:  “a basso rischio” e “ad alto rischio”.

Gli HPV “a basso rischio” possono causare verruche (condilomi) ano-genitali o in altre sedi cutanee  ovvero alterazioni lievi delle cellule del collo dell’utero. Tutte queste lesioni possono scomparire spontaneamente.

Gli HPV “ad alto rischio” non danno di norma sintomi ed infettano prevalentemente il collo dell’utero (cervice uterina). L’ infezione è spesso silente e può evolvere verso il cancro cervicale.

 

4) Che ruolo svolge l’HPV nello sviluppo del cancro del collo dell’utero?

La maggior parte delle persone viene a contatto con l’HPV in un certo momento della vita e solitamente il loro organismo si libera spontaneamente del virus nell’arco di alcuni mesi ( come avviene con altri virus quali quelli che provocano il raffreddore o l’influenza). Tuttavia, una piccola percentuale di donne non elimina il virus e corre pertanto un maggior rischio di sviluppare anomalie del collo dell’utero. Una infezione da HPV persistente può provocare alterazioni cellulari che, se non curate, possono a loro volta evolvere in tumore della cervice uterina.

 

5) Con che esami si può scoprire la presenza di un’infezione da HPV?

Allo stato attuale non esistono esami del sangue che rilevino un’infezione da HPV. Gli studi scientifici attuali evidenziano che i metodi più efficaci sono il Pap test e il test HPV - DNA pap (HC2 test).

 

6) In che modo il Pap test indica la presenza dell’HPV?

Il Pap test non è in grado di rilevare la presenza del virus HPV ma solo le anomalie che esso crea nelle cellule del collo dell’utero refertate sul Pap test come alterazioni “ASCUS” o “SIL”. Queste possono risolversi da sole ma non sappiamo se e con che tempi. E’ importante, perciò, eseguire nel tempo controlli mediante Pap test o Colposcopia.

 

7) Chi deve fare il Pap test?

Tutte le donne a partire dal 21° anno di età o, comunque,  dopo 3 anni dall’inizio dell’attività sessuale.

 

8) Anche gli uomini possono contrarre l’HPV?

Gli uomini contraggono l’HPV proprio come le donne e, come le donne, generalmente non hanno sintomi ma possono ugualmente infettare le loro partner sessuali. Si ritiene che le infezioni da HPV  siano anche collegate ai tumori del pene e dell’ano, comunque poco frequenti.

Attualmente non esistono test per l’HPV specifici per gli uomini approvati dalla F.D.A. ( Food and Drug Administration ), agenzia di controllo sui farmaci negli Stati Uniti.

 

9)  L’uso del profilattico protegge dal contagio con l’HPV?

Il profilattico è, in questo caso, meno efficace che per altre malattie a trasmissione sessuale perchè il virus non si trasmette col sangue o con lo sperma né con le secrezioni vaginali ma con contatti genitali pelle-pelle che non vengono evitate con il condom. Tuttavia l’uso del preservativo è opportuno in presenza di verruche genitali.

 

10) L’infezione da HPV durante la gravidanza è pericolosa per il feto?

No, si consiglia il taglio cesareo solo quando al momento del parto sono visibili condilomi sui genitali materni.

 

11) L’infezione da HPV può essere curata?

L’infezione non può essere guarita né da terapie antibiotiche né con altri farmaci. Le verruche genitali possono essere trattate con soluzioni chimiche autoapplicate o, come nel caso delle lesioni sul collo dell’utero, chirurgicamente.

 

12) Si può prevenire l’infezione da HPV?

Attualmente esiste in commercio un vaccino preventivo. Tuttavia anche le donne vaccinate dovranno continuare a sottoporsi al Pap test.

 

VACCINO ANTI HPV

 

Il tumore del collo dell’utero (cervice uterina) è il primo cancro ad essere riconosciuto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come totalmente riconducibile ad un infezione.

 

E’ infatti causato dall’infezione genitale da HPV (Human Papilloma Virus o Papillomavirus).

I tipi virali più frequentemente responsabili nel tumore cervicale sono l’HPV 16 e il 18 ( circa il 70% di tutti i cancri cervicali)

 

L’infezione da HPV è estremamente frequente nella popolazione: si trasmette con i rapporti sessuali completi e non e si stima che oltre il 75% delle donne si infetti nel corso della loro vita con un virus HPV ( picco di frequenza maggiore nelle giovani donne fino ai 25 anni di età).

Spesso la donna non se ne accorge: la maggior parte delle infezioni da HPV (70-90%) è transitoria e senza sintomi, perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario e si risolve quindi spontaneamente. In una piccola percentuale dei casi  invece può provocare lesioni (dette precancerose) che, insieme ad altri fattori ( fumo per es) possono portare a tumori della cervice uterina.

 

Il tempo che intercorre da quando si contrae l’infezione a quando si sviluppano le lesioni precancerose è di circa cinque anni, mentre per lo sviluppo di tumore possono passare anche decenni.

Questa particolare storia naturale della malattia rende la prevenzione particolarmente importante, per cui ad oggi l’arma migliore per contrastare questo tipo di tumore è il pap-test ( noto anche come “striscio”), un esame semplice ed innocuo, che va effettuato in  tutte le donne a partire dai 21 anni di età o dopo tre anni dall’inizio dell’attività sessuale, e che  permette di identificare la presenza di lesioni quando sono ancora piccolissime, prima di una eventuale trasformazione in tumore.

 

Il primo vaccino contro il papillomavirus umano (Gardasil) e sviluppato dalla Merck & Co Inc è stato approvato dalla FDA ( Food and Drug Administration) negli Stati Uniti  nel giugno 2006.

In Europa è stato autorizzato dall’EMEA ( Agenzia Europea dei Medicinali)  nell’ottobre 2006 per la prevenzione delle lesioni precancerose e del tumore della cervice (HPV 16 e 18), delle lesioni della vulva e dei condilomi genitali (HPV 6 e 11). Nel mese di febbraio 2007 l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA ) ne ha autorizzato la commercializzazione in Italia.

Nel settembre 2007 è stato autorizzato dall’EMEA un secondo vaccino contro il papillomavirus umano  (Cervarix) della ditta GlaxoSmithKline per la prevenzione delle lesioni precancerose e del tumore della cervice uterina ( HPV 16 e 18).

 

I due vaccini sono simili per la tecnologia utilizzata ma differiscono per il tipo di adiuvante.

 

Oggi sono quindi disponibili due vaccini per la prevenzione dell’infezione da HPV :

  • GARDASIL per i ceppi 6-11-16-18
  • CERVARIX per i ceppi 16-18 (offerto in Liguria gratuitamente dalle strutture pubbliche a partire dal 2008 a tutte le bambine all’età di 12 anni)

 

Esistono circa 120 tipi di HPV ma la maggioranza di loro non provoca lesioni e tumori.

Entrambi i vaccini in commercio sono diretti contro due dei ceppi (tipi) ( HPV 16 e 18) più frequentemente correlati alle lesioni tumorali e responsabili del 70% circa di tumori  del collo dell’utero; il Gardasil contiene in più altri due ceppi ( tipi HPV 6 e 11) che  sono generalmente correlati a lesioni benigne chiamate condilomi genitali ( verruche)che, seppur fastidiosi, non causano lesioni maligne.

 

QUAL’E’ L’EFFICACIA DELLA VACCINAZIONE?

Le indicazioni terapeutiche di entrambi i vaccini sono basate sull’efficacia, studiata in donne di età compresa tra i 15 e i 26 anni che non erano state contagiate dal virus, mentre la loro capacità di indurre risposta immunitaria dell’organismo all’infezione virale è stata studiata in bambine ed adolescenti di età compresa tra i 9 e i 15 anni. L’efficacia protettiva non è stata valutata nei maschi.

Inoltre non vi sono dati per età inferiori a 9 anni né per donne di età superiore a 26 anni.

Gli studi realizzati fino ad oggi hanno evidenziato che si tratta di vaccini che ha lo scopo di  prevenire l’infezione e non di  curarla.

Dovrebbero essere pertanto somministrati prima che la donna sia infettata con il virus, condizione che si verifica sicuramente prima del primo rapporto sessuale. Infatti la vaccinazione ha la massima efficacia nelle donne che non sono entrate a contatto con il virus: l’effetto protettivo diminuisce se si è già entrati in contatto con uno o più tipi virali contenuti nel vaccino.

 

COME SI USA IL VACCINO?

Il vaccino viene somministrato alle donne  in tre dosi, con tempi diversi per i due tipi.

Per il Gardasil lasciando trascorrere un intervallo di due mesi tra la prima e la seconda dose e un intervallo di sei mesi tra la prima e la terza dose.

Per il Cervarix lasciando trascorrere un intervallo di un mese tra la prima e la seconda dose e un intervallo di cinque mesi tra la seconda e la terza dose.

Tutte e tre le dosi devono essere somministrate entro il periodo di un anno. Il vaccino deve essere somministrato per iniezione intramuscolare preferibilmente nel braccio o nella coscia.

 

Al momento non è noto se i due vaccini sono intercambiabili ed è pertanto raccomandato utilizzare lo stesso vaccino per completare il ciclo vaccinale.

 

QUALI SONO I POSSIBILI EFFETTI COLLATERALI E I RISCHI ASSOCIATI ALLA VACCINAZIONE?

Gli studi effettuati fino ad oggi hanno dimostrato che la vaccinazione è sicura e che gli effetti collaterali indesiderati osservati più frequentemente ( in più di una paziente su 10) sono stati:

febbre e reazioni in corrispondenza del punto di iniezione (arrossamento, dolore, gonfiore,  sanguinamento e prurito).

Il vaccino  non deve essere somministrato in soggetti che potrebbero essere allergici al principio attivo o  a uno qualsiasi degli altri ingredienti.

Se una paziente mostra segni di allergia dopo la somministrazione di una dose di vaccino la somministrazione delle altre dosi del vaccino deve essere interrotta

La vaccinazione deve essere rimandata nelle pazienti che presentano una malattia con febbre alta.

 

QUANTO DURA L’EFFICACIA DEL VACCINO?

I dati a disposizione sembrano indicare che l’immunizzazione offerta dal vaccino dura almeno 5 anni. Al momento non ci sono diverse informazioni a tale proposito.

Sono in corso ulteriori studi e solo alla loro conclusione si avranno dati utili per stabilire ogni quanto tempo saranno necessari i richiami.

 

È fondamentale ricordare che la vaccinazione è un alleato importante per ridurre i rischi di tumore, ma da sola non basta. Il vaccino previene le lesioni pre-cancerose (HPV 16-18) che costituiscono circa il 70% dei casi circa di tumori  del collo dell’utero. Resta pertanto un 30% di casi che non sono protetti dalla vaccinazione e proprio per questo è estremamente importante che tutte  le donne anche se hanno effettuato la  vaccinazione prima dell’inizio dei rapporti sessuali si sottopongano al pap test con regolarità.